Chosimo istà meco a botegha…

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L’apprendistato di Cosimo

 

La prima notizia di Cosimo l’abbiamo nella portata al catasto del padre Lorenzo, maestro di murare, con casa in via del Cocomero (oggi via Ricasoli); risale all’anno 1442 e vi si elenca tutta la famiglia al completo:

Lorenzo di Filippo Rossegli, d’anni 52; Chimenti, il figlio maggiore, di anni 26, dipintore di camera e maestro d’impresa; Jachopo di anni 18; Brigida di anni 8; Chosimo di anni 2 e Usana di anni 1.

La mamma di Cosimo si chiama Tommasa ed è la seconda moglie di Lorenzo.

La chiesa di famiglia è la SS. Annunziata, lì vicino, nel quartiere San Giovanni, Gonfalone Drago.

Com’era in uso per i giovani delle famiglie artigiane dell’epoca, una volta sperimentate in famiglia le tendenze e le inclinazioni a cui il ragazzino tendeva, si sceglieva una bottega “amica” e vi si metteva a lavorare, con lo scopo che imparasse un mestiere. Se il maestro della bottega era famoso, addirittura si pagava una retta, altrimenti si concordava un qualche compenso. Come nel caso di Cosimo che il primo marzo 1453 entra nella bottega di Neri di Bicci, che era di là d’Arno, passato il Ponte Vecchio.

Babbo Lorenzo era morto un paio d’anni prima, e Cosimo, a 13 anni di età, comincia subito a portar soldi a casa. E’ rimasto il libro di bottega di Neri, pubblicato nel 1977 da Bruno Santi, che riporta in diverse “ricordanze” il nome del ragazzino: “Chosimo, istà meco a botegha”.

E il contratto o accordo fra la famiglia, probabilmente amica dei Rosselli, e il maestro Neri è riportato; vediamolo1:

(Ricordo) n. [102]

 A dì primo di marzo 1455 [1456 s. c.]

Quando tolsi Chosimo per discepolo

Richordo chome el sopradetto dì io Neri di Bicci dipintore tolto per discepolo al’arte del dipigniere Chosimo di Lorenzo al’art del dipigniere [sic] per 1° anno prosimo, chominc[i]ando a detto finire a detto dì 1456 [1457 s. e], chon questi patti e modi: eh’ detto Chosimo ne de’ venire a botegha a ogni ora tenpo a me pares o piacesse, chosì di notte chome di dì e dì di festa quando bis gniassi, solecitamente lavorare sanza alchuno isc[i]operio pigliar e se alchuno isc[i]operio pigliassi sia tenuto a rist[or]are ed io Ne sopradetto debo dare al detto Chosimo per prezo e suo salario i detto anno f. 18 di 1. quatro per f., dandogli di tre mesi in tre mes el detto salare e chosì latto d’achordo chol detto Chosimo il sopradetto dì in chasa mia e però n’ò fatto questo richordo chon l. 72 sua volontà e chonsentimento. Partissi Chosimo da me e andònne a Roma a dì 4 d’otobre 1456: è stato mecho mesi sette dì quatro a l. 6 el me[se] : à ‘ ‘vere l. 42 s. 4. A libro D a c. 18.

  1. Cosimo Rosselli era già da tempo nella bottega di Neri di Bicci (cfr. ricordanza n. 5 del 4 maggio 1453, che ci dà un termine post quem). Probabilmente questa nota si riferisce a un rinnovo del contratto di alunnato, che — come si vede — non viene osservato per intero da Cosimo a causa della sua partenza per Roma. Tanto è vero che Neri di Bicci salda definitivamente il suo discepolo per un periodo di tre anni (n. 103).

[103]

 A dì primo di marzo 1455 [1456 s. c.]

Rag[i]one fatta chol sopradetto Chosimo

Richordo che detto dì ò fatto saldo e rag[i]one cho Chosimo di Lorenzo mio discepolo d’anni tre istato mecho per.llo pasato e d’ogni e qualunche altra chosa avesimo a fare insieme: restami a dare l. cinque s. dua d’achordo, chome apare a sua rag[i]one a libro C a c. 141 e a libro D a c. 18. l. 5 s. 12


E così vediamo Cosimo spostarsi per Firenze a portare a termine gli incarichi per il suo Maestro; sono modesti, data l’età, e vanno dalla consegna di tre tavole d’abete avute in prestito per dei lavori a Santa Trinita, al portare al banco dell’Ebreo alcuni indumenti per averne in cambio denaro contante per i bisogni quotidiani della bottega. Non lo vediamo mai lavorare a qualche dipinto, o, com’era più probabile, macinare con pazienza le terre con la pietra proferetica rossa (il porfido), indispensabile in ogni bottega di pittore, come ci ha tramandato Cennino Cennini.

E quando il 7 dicembre 1453, Neri registra l’acquisto di tessuto per farne vesti per i suoi bambini, non dimentica di prenderne un po’ anche per Chosimo, di pochi anni più grande, per fargli un mantello. Probabilmente, anche se correva denaro, fra Maestro e allievo si era stabilito un ottimo rapporto, quasi familiare.

1) Documenti trascritti da: Neri di Bicci, le Ricordanze, a cura di Bruno Santi, ed. Edizioni Marlin, 1976


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